Traduzione automatica: origini ed evoluzione

La traduzione automatica è, da anni, uno degli argomenti  sulla cresta dell’onda in campo linguistico. Qualche tempo fa avevo già dedicato un articolo alle “differenze” tra traduttori umani, traduzione automatica e traduzione assistita, ma oggi ci concentriamo proprio sulla seconda, anche nota come machine translation.

Le origini

Anche se, al giorno d’oggi, qualsiasi piattaforma social propone la traduzione automatica dei contenuti e ci sono innumerevoli siti che fanno traduzioni gratis, pur con esiti piuttosto approssimativi, le prime idee di traduzione automatica iniziano a nascere non tantissimi anni fa, intorno al 1930. Il primo tentativo fu quello di Georges Artsrouni e Pёtr Smirnov-Trojanskij, che indussero un cervello meccanico a tradurre parola per parola dei testi, come se fosse un dizionario bilingue.

Da allora, le cose sono molto cambiate e si sono sempre più evolute, tentando di abbattere tutti quei limiti che distinguono una traduzione meccanica o letterale da una fatta da un professionista.

L’evoluzione e i limiti

Negli anni ci si è resi conto di come fosse più facile tradurre testi semplici e lineari, ma arduo tradurre automaticamente testi di elevata complessità sintattica o polisemici. Insomma, come ogni macchina, difficilmente i traduttori automatici sono in grado di rilevare quello che si cela dietro alle parole, i significati nascosti, le intenzioni, i pensieri non detti ma che traspaiono oltre quelli palesi.

Come abbiamo detto anche nella nostra guida “Testi Nati Per Essere Tradotti”, ci si è resi conto che i risultati migliori con la traduzione assistita si ottengono con la lingua controllata, ovvero una lingua estremamente semplificata in grado di esprimere, per ogni frase, un unico significato netto e definito. È facile, però, rendersi conto di come questo tipo di lingua sia molto lontano da quella parlata e scritta realmente dagli esseri umani.

I tipi di traduzione automatica

Al momento attuale, la traduzione automatica si sta muovendo su binari diversi.

  • Traduzione automatica basata su regole

Molti dei sistemi informatici più famosi, quali Google Traduttore stesso, si basano sulle regole sintattiche e morfologiche delle lingue, per analizzare i testi di partenza e, seguendo schemi conosciuti, ricreare frasi di senso compiuto nella lingua di arrivo.

  • Traduzione basata sulle statistiche

Con questa tipologia di traduzione, si sfruttano banche dati di testi già tradotti nella lingua di arrivo e di partenza e si combinano, in modo da generare la traduzione più adatta. Man mano che le banche dati si ingrandiscono, il risultato diventa più preciso, ma com’è ovvio, non è mai affidabile a occhi chiusi.

  • Traduzione basata sul contesto

Anche in questo caso si usano database, da cui il traduttore automatico estrapola corrispondenze per occasione d’uso e collega tra di loro più parti del discorso, prima nella lingua di partenza e poi di conseguenza, nella lingua di arrivo.  Analizzando l’intera frase, cerca dunque il significato generale e tenta di ricrearlo nell’altra lingua.

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L’importanza del post editing

Possono tornare utili tutti questi sistemi artificiali?

Il mio pensiero, espresso già più volte, è sì.
Se la tecnologia può aiutarci, perché non sfruttarla? Quello di cui sono certa, però, è che sia necessario sempre, anche nei testi più semplici, l’intervento umano. È importantissimo che una figura professionale come quella del post editor chiuda sempre il cerchio, per assicurarsi che il testo sia stato tradotto correttamente e verificare il rispetto dei glossari, del contesto e di tutto ciò che non è strettamente legato al significato letterale della traduzione. Banalmente, per tornare a un argomento che abbiamo trattato molte volte, la localizzazione di un testo è quasi impossibile da trattare tramite traduzione automatica, proprio perché, a volte, si deve completamente ricreare il significato del testo, le intenzioni per cui è stato scritto e il fine, per dirigerlo verso persone nuove, con culture e background completamente diversi.

E tu che ne pensi? Sei favorevole alle innovazioni tecnologiche o sei più tradizionalista?

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