Le parole sono importanti.


Questo è da sempre il mio pensiero sia come persona che, soprattutto, come traduttrice, 
Ecco la seconda parte della mia rubrica che si intitola proprio così. “Le parole sono importanti”. La trovi aggiornata ogni venerdì sulla mia pagina Facebook, su Instagram e su Linkedin. Questo articolo è costantemente aggiornato con le origini dei modi di dire spagnoli, di cui parlo di volta in volta.

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A RÍO REVUELTO, GANANCIA DE PESCADORES
Questa frase, che letteralmente significa che quando il fiume è agitato c’è guadagno per i pescatori, indica quelle persone che approfittano di situazioni di caos o disordine a loro vantaggio.
In realtà, questo detto spagnolo si base in una situazione reale. Infatti, quando le acque dei fiumi sono mosse, è molto più semplice pescare una gran quantità di pesci. Può avere sia una connotazione negativa che positiva. Dal punto di vista negativo si riferisce a quelle persone che in mezzo al caos colgono l’occasione per aumentare i loro profitti, mentre dal punto di vista positivo significa che a volte anche le situazioni peggiori ci possono offrire un vantaggio.

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DAR CALABAZAS
L’espressione che vedremo oggi significa, letteralmente “dare zucche” e si usa quando non si passa un esame e, soprattutto, se si viene rifiutati da un’altra persona in termini amorosi.
Faremo un lungo viaggio, dalla Grecia antica, dove la zucca era considerata un antiafrodisiaco e usato per allontanare dalle tentazioni amorose. Poi arriveremo ai monasteri medievali in cui si usavano i semi di zucca nei rosari perché si diceva aiutassero ad allontanare pensieri peccaminosi. Senza dimenticare il suo uso nelle antiche zone rurali della Catalogna, dove al pretendente delle fanciulle veniva offerto fuoco per il tabacco se era ben accetto dalla famiglia, o un piatto a base di zucca se doveva proprio sparire e non tornare mai più.
Così arriviamo ai giorni d’oggi dove si usa “dar calabazas” con una connotazione negativa, che indica rifiuto.
METER O SEMBRAR CIZAÑA
Quest’espressione, che letteralmente significa mettere o seminare zizzania, si usa per indicare quando qualcuno interviene in una discussione/conversazione con l’obbiettivo di creare un malinteso o peggiorare la situazione.
Le sue origini le troviamo nel mondo vegetale. La zizzania è una pianta spontanea molto simile al grano e che spesso può essere scambiata con quest’ultimo. Il problema principale è che i frutti di questa pianta e la farina che si ottiene da questi sono velenosi, quindi il suo consumo è totalmente sconsigliato.
Questa frase cominciò a usarsi nel IV secolo quando alcuni evangelizzatori si avvalevano del paragone fra il grano e la zizzania per indicare la differenza fra bene e male, fra virtù e peccato, basandosi su una parabola biblica in cui si racconta la differenza fra queste due piante e i suoi effetti nelle persone.
Così la zizzania è arrivata fino ai giorni nostri per indicare tutte le quelle persone che al posto di aiutare a risolvere un problema, discussione, situazione, cercano solo di scaldare gli animi e creare ancora più malintesi.
METERSE EN UN BERENJENAL
Per spiegare questa espressione ci cacceremo in un “campo di melanzane”, che è il significato letterale di questa frase.
Le sue origini le troviamo nella campagna. Le piante di melanzane, quando crescono, sono molto intrecciate e piene di spine, quindi i campi di melanzane sono dei posti veramente poco ospitali. Così quando qualcuno si caccia in una situazione della quale farà veramente fatica ad uscire illeso, si dice che “se ha metido en un berenjenal”. Considerate che gli agricoltori per raccogliere le melanzane usano dei vestiti e attrezzi speciali per riuscire a farsi meno male possibile.
Non si sa, di preciso, quando sia diventata una frase fatta, ma tuttora è di uso comune insieme a “METERSE EN UN JARDÍN”, ovvero “entrare in un giardino”, data la forma labirintica che una volta avevano, che può essere usata più o meno con lo stesso significato. Certo, se devo scegliere preferisco andare in un giardino: qualche rosa la troveremo, ma i gigli ci salveranno.
modi di dire in spagnolo darsela con queso
DÁRSELA CON QUESO
Questa frase si usa per indicare quando si attira una persona usando un’esca o la si spinge a fare qualcosa con l’inganno. Letteralmente significa (DARE QUALCOSA COL FORMAGGIO).
Le sue origini le troviamo nella Mancia del medioevo, sì, proprio nella terra di Don Chisciotte. Si dice che all’epoca gli osti andassero al mercato a prendere le botti di vino.
Siccome i clienti prima di pagare volevano verificare che la merce fosse di qualità, i proprietari del vino, per riuscire a vendere anche le botti di vino andate a male offrivano ai clienti inesperti un formaggio della zona dal sapore molto forte. In questo modo i clienti non riuscivano a individuare la fregatura, perché il sapore copriva poi il vero gusto del vino.
E così, ancora oggi, quando qualcuno è stato ingannato in qualche modo e spinto a fare qualcosa con l’imbroglio, si dice che “SE LA HAN DADO CON QUESO” (GLIEL’HANNO DATO COL FORMAGGIO).
METERSE EN CAMISA DE ONCE VARAS
Quest’espressione si usa per indicare quando ci stiamo complicando la vita inutilmente con una situazione che magari potevamo evitare, cioè cacciarsi in guai molto più grandi di noi.
Le sue origini le troviamo nel Medioevo, quando si realizzavano cerimonie di adozione di bambini. Per queste occasioni si cucivano camicie di dimensioni ampie, e il padre adottivo doveva infilare il bambino per una manica e farlo uscire dall’altra, o dal collo della camicia e dargli un bacio in fronte come gesto di accettazione.
La traduzione letterale sarebbe camicia di 11 varas (antica unità di misura spagnola), all’incirca una camicia di 9 metri. L’idea quindi è che ti stai immischiando in un problema molto più grande di te, dal quale poi farai fatica ad uscire e che potresti evitare.
DAR LA LATA
Questo è uno dei modi di dire spagnoli che viene usato quando qualcuno chiede delle cose in modo abbastanza insistente e fastidioso o quando parla in continuazione di argomenti alquanto inopportuni.
Come nel caso di “tirar la toalla” che abbiamo già visto, anche per questo modo di dire ci sono diverse possibili origini, io però comincerò per quella che sembra essere la più plausibile.
Si dice che nel XVII secolo i vecchi soldati andassero negli uffici a chiedere di ricevere dei compensi per le loro ferite di guerra o le loro conquiste in battaglia e portassero sempre con sé il certificato di guerra dentro un contenitore di latta. Siccome erano alquanto insistenti, si diceva sempre che “davano la latta” cioè davano fastidio con le loro richieste.
Ci sono però altre due versioni. Una sostiene che si fa riferimento ai suoni che si facevano per festeggiare le seconde nozze dei vedovi, dato che in quell’occasione si suonavano latte, lattine e qualunque strumento di banda stagnata. L’altra invece racconta che nelle carceri di Málaga i prigionieri bevevano delle bevande a base di mosto di vino con le quali, ovviamente, si ubriacavano, e così parlavano e facevano tanto chiasso!
Al di là delle origini, ancora oggi si dice “dar la lata” per indicare qualcuno che con le sue richieste fastidiose ci sta disturbando.
DEJAR A ALGUIEN EN LA ESTACADA
Quest’espressione si usa quando si abbandona qualcuno in balia della propria sorte in un momento di difficoltà o in una situazione pericolosa.
“Estacada” era la recinzione fatta con pali di legno che circondava le aree dove i cavalieri, nel Medioevo, si dilettavano nel duellare. Chi perdeva in queste competizioni rimaneva sul campo di battaglia ferito.
Così, ancora oggi, quando si abbandona qualcuno alla propria sorte si dice che “se ha dejado en la estacada”. Quindi, come i cavalieri di una volta, è stato lasciato nella recinzione del campo di battaglia, ferito e senza aiuto.
ESTAR A DOS VELAS
Letteralmente significa rimanere a due candele, e indica quando una persona rimane senza o con pochissime risorse economiche. E più di recente si usa anche per indicare la mancanza di rapporti sentimentali.
Ci sono diverse teorie sulle sue origini, vediamone alcune insieme. Si dice che l’espressione provenga dal momento in cui, dopo la messa, le chiese rimanevano illuminate solo da due candele nell’altare maggiore. Oppure che faccia riferimento alle candele che illuminavano chi faceva da banca nelle partite di carte clandestine. Quando un giocatore aveva fortuna e prendeva tutti i soldi, la banca rimaneva solo con le due candele utilizzate come illuminazione. Altri invece dicono che si riferisca ai funerali di persone meno abbienti che potevano permettersi solo due candele nella camera ardente. E, per ultimo, siccome in spagnolo il termine candela (vela) corrisponde al termine vela riferito alle barche, si dice che possa far riferimento a quelle barche più modeste che viaggiavano spinte solo da due vele.
Ma una cosa è chiara, se sei senza soldi, “estás a dos velas”.
COSER Y CANTAR
Oggi parliamo di una delle frasi fatte più diffuse della lingua spagnola. La sua traduzione letterale sarebbe “cucire e cantare” e si utilizza per indicare quando un compito è molto semplice da fare.
Si dice che provenga dai tempi in cui le donne si incontravano nei salotti delle case per cucire tutte insieme. Mentre erano intente nel loro compito, e per dare un po’ di armonia a quei momenti, cantavano tutte insieme, abbinando canzone e cucito. A volte si trattava di canzoni popolari e a volte canzoni create addirittura da loro stesse.
Ancora oggi si usa anche l’espressione “Coser y cantar todo es empezar” (cucire e cantare, tutto è cominciare), un altro vecchio proverbio che vuole far capire che nella vita niente è così difficile, ma l’importante è cominciare.
SER HARINA DE OTRO COSTAL
Quest’espressione, che letteralmente significa “farina di un altro sacco”, si usa per far riferimento a qualcuno che è diverso dagli altri. Si usa spesso anche per indicare la natura diversa delle cose o degli argomenti in una conversazione.
Le sue origini le troviamo nei mulini collettivi che si usavano per ottenere la farina. A quei tempi le persone portavano i sacchi di cereali delle proprie coltivazioni che dopo dovevano essere macinati per ottenere farine di diversi tipi e qualità.
Per cui, una volta ottenuta la farina che veniva messa in sacchi con l’indicazione della tipologia, se qualcuno voleva mischiare due tipi diversi gli veniva avvertito di fare attenzione perché “era harina de otro costal”. “Costal” era il sacco, che veniva così chiamato perché si appoggiava sempre affianco di un altro sacco e in spagnolo il fianco viene chiamato “costado”.
Così tutt’ora quando qualcuno vuole inserire un argomento che non è rilevante nella conversazione gli si dice “eso es harina de otro costal”, o quando una persona è troppo diversa viene indicata come “harina de otro costal”.
QUIEN A HIERRO MATA, A HIERRO MUERE
Quest’espressione, che letteralmente significa “Chi di ferro colpisce, di ferro perisce” si usa per indicare che il modo in cui agiamo può influenzare il modo in cui gli altri agiscono nei nostri confronti. Per cui se si fanno delle azioni negative con molta probabilità prima o poi ne subiremo anche noi le conseguenze.
Le sue origini le troviamo nella Bibbia, nel Vangelo secondo Matteo. Si racconta che Gesù disse a uno degli uomini che lo accompagnavano di non usare la sua spada per ferire, perché chi usa la spada poi verrà colpito dalle spade degli altri.
Così quest’espressione divenne famosa e tutt’ora la possiamo trovare spesso nella letteratura spagnola e anche nel cinema. C’è addirittura un film che si chiama “QUIEN A HIERRO MATA”.
A REY MUERTO, REY PUESTO le parole sono importanti lourdes miranda
A REY MUERTO, REY PUESTO
Quest’espressione che letteralmente significa “morto un re, ne arriva un altro”, si usa per indicare che nessuno è indispensabile e che tanto in ambito lavorativo come in questioni di amore, quando qualcuno lascia il suo posto, poi viene occupato da un’altra persona.
Le sue origini le troviamo nel XVIII secolo. Durante l’attacco delle truppe dell’Arciduca Carlo al castello di Montjuic, il re Filippo V di Spagna disse ai suoi sudditi di non metterlo in salvo dall’attacco che stavano subendo, perché tanto morto un re ne sarebbe subentrato un altro. Era una questione di successione naturale.
Infatti inizialmente questa frase veniva usata per indicare la naturale successione di un re che dopo la morte lasciava il trono al prossimo nella dinastia. Ma col passare degli anni cominciò a essere usata per indicare che nessuno è imprescindibile e che può semplicemente essere sostituito con un’altra persona.
QUEDARSE A/EN LA LUNA DE VALENCIA
Mi è venuta in mente questa frase mentre, stamattina, pensavo a una persona della quale dico spesso “se ha quedado en la luna de Valencia”, letteralmente “è rimasta alla luna di Valencia”. Di solito quest’espressione indica una persona che è rimasta indietro nel fare un determinato compito oppure una persona distratta, sbadata.
Anche in questo caso ci sono diverse versioni sulle sue origini. La più diffusa è quella che racconta che nella città di Valencia si chiudevano le porte delle mura con il coprifuoco e quelli che erano rimasti indietro per distrazione dovevano dormire al chiaro di luna fuori dalle mura della città.
Altri invece dicono che si riferisca alle navi che non potevano approdare nel porto di Valencia per il mal tempo e dovevano rimanere sotto la luna diverse notti ad aspettare. E altri ancora all’espulsione dei mori dalla città che però sono dovuti rimanere al porto e dormire intere notti all’aperto in attesa delle navi che avrebbero dovuto riportarli in Algeria, Marocco e Tunisia.
Così, ancora oggi anche a scuola quando non si riesce a seguire il maestro si dice che “se está en la luna de Valencia”.
LEER LA CARTILLA
Quante volte le nostre mamme ci hanno “letto il libretto” da ragazzi! Si perché l’espressione “leer la cartilla”, che letteralmente significa “leggere il libretto” si usa per indicare quando qualcuno viene rimproverato per aver infranto qualche regola e istruito su cosa fare esattamente da quel momento in poi.
Comunemente si crede che le sue origini siano nei quaderni di scrittura dei bambini, dove le cose devono essere fatte bene, oppure si riferisca al libretto di risparmio, da dove i soldi vanno presi con criterio. Tuttavia la vera origine di questa frase la troviamo, ancora una volta, nell’ambito militare. Quando si entrava a far parte di un corpo militare si dovevano seguire delle norme di condotta stampate, che venivano rilette ad alta voce quando un soldato aveva, diciamo, un vuoto di memoria.
Alcune fonti indicano come creatore di queste regole al duca di Ahumada, fondatore della “Guardia Civil” spagnola, che nel 1844 decise di stabilire un regolamento per i militari che entravano in questo corpo. Mentre altre fanno notare che già nel XVII secolo si trovano citazioni di quest’espressione nella letteratura dell’epoca.
DEL DICHO AL HECHO HAY UN GRAN TRECHO
Devo confessare che uso spesso questa frase, e la usavo ancor di più nella mia adolescenza. Sarà perché, quando si è tanto giovani, si tende ad avere molto di più a che fare con i castelli in aria.
Comunque, letteralmente significa “Fra il dire e il fare c’è in mezzo una lunga strada” (mi ricorda già una frase in italiano).
Viene utilizzata per sottolineare che fra la teoria e il mettere in pratica quel che si pensa c’è una bella differenza e che non sempre le cose che si pensano riescono a realizzarsi con la stessa facilità con cui le abbiamo immaginate.
Si crede che questo modo di dire abbia le sue origini nell’espressione in latino “Loqui facile, praestari difficile” (Parlare è facile, fare è difficile) che si riferisce alle difficoltà di mettere in pratica le cose che nella teoria sembravano semplici.
Oltre a essere molto popolare oggi, veniva usata con frequenza già nel XVI secolo, e una delle sue apparizioni più famose la troviamo nel Volume II di Don Chisciotte della Mancia.
LAS CUENTAS DE LA LECHERA
Questa frase che letteralmente significa “i conti della lattaia” si usa per indicare quando qualcuno fa dei piani basandosi su cose che ancora non ha.
Per conoscere le sue origini viaggeremo fino alle favole di Esopo. Questo grande scrittore (sempre che sia esistito) ci racconta di una lattaia che camminando con una brocca di latte in testa pensava a tutte le cose che avrebbe fatto con quel latte. Dell’ottimo burro, da vendere al mercato per poi comprare delle uova, che avrebbe curato per avere dei pulcini. Poi avrebbe venduto i pulcini per comprarsi un bel vestito verde con il quale avrebbe attirato l’attenzione del figlio del molinaio. Ma quando questo l’avesse invitata a ballare, lei avrebbe detto di no, per non sembrare una ragazza di facili costumi. In quel momento, immedesimandosi troppo nei suoi pensieri fece il gesto della negazione con la testa e la brocca di latte cadde a terra, lasciandola senza latte, senza uova, senza pulcini, senza vestito e con tanti sogni in testa.
Così ogni volta che qualcuno si fa strane idee o fa piani basandosi su delle risorse che ancora non ha, si dice che “hace las cuentas de la lechera”.
DEJAR A ALGUIEN EN LA ESTACADA
Quest’espressione si usa quando si abbandona qualcuno in balia della propria sorte in un momento di difficoltà o in una situazione pericolosa.
“Estacada” era la recinzione fatta con pali di legno che circondava le aree dove i cavalieri, nel Medioevo, si dilettavano nel duellare. Chi perdeva in queste competizioni rimaneva sul campo di battaglia ferito.
Così, ancora oggi, quando si abbandona qualcuno alla propria sorte si dice che “se ha dejado en la estacada”. Quindi, come i cavalieri di una volta, è stato lasciato nella recinzione del campo di battaglia, ferito e senza aiuto.
ESTAR A DOS VELAS
Quest’espressione, che letteralmente significa rimanere a due candele, indica quando una persona rimane senza o con pochissime risorse economiche. E più di recente si usa anche per indicare la mancanza di rapporti sentimentali.
Ci sono diverse teorie sulle sue origini, vediamone alcune insieme. Si dice che l’espressione provenga dal momento in cui, dopo la messa, le chiese rimanevano illuminate solo da due candele nell’altare maggiore. Oppure che faccia riferimento alle candele che illuminavano chi faceva da banca nelle partite di carte clandestine. Quando un giocatore aveva fortuna e prendeva tutti i soldi, la banca rimaneva solo con le due candele utilizzate come illuminazione. Altri invece dicono che si riferisca ai funerali di persone meno abbienti che potevano permettersi solo due candele nella camera ardente. E, per ultimo, siccome in spagnolo il termine candela (vela) corrisponde al termine vela riferito alle barche, si dice che possa far riferimento a quelle barche più modeste che viaggiavano spinte solo da due vele.
Ma una cosa è chiara, se sei senza soldi, “estás a dos velas”.
LIARDA PARDA
Quest’espressione è molto usata in Spagna, soprattutto è molto di moda fra i giovani che si sa, spesso “la lian parda”.
In spagnolo “LIARLA” significa mettersi in una situazione difficile, imbarazzante o mettersi nei guai (è una delle accezioni di questo verbo che ne ha veramente tante), ma “LIARLA PARDA” è proprio mettersi in un guaio grosso o provocare un vero disastro, anche se si usa spesso per indicare quando i giovani creano le tipiche situazioni di schiamazzo e oltrepassano i limiti.
Le origini di quest’espressione non sono chiarissime. Si dice che di solito i cacciatori legavano le lepri che cacciavano con un filo marrone (pardo in spagnolo è marrone) ma non si capisce bene come da quest’espressione si sia arrivato all’uso che se ne fa oggi. Mentre altri fanno riferimento a un altro modo di dire “IRSE DE PICOS PARDOS”, di cui abbiamo già parlato, che si usa per indicare l’uscire la sera a bere e divertirsi, magari anche un po’ troppo.
Quindi quest’espressione si usa appunto per indicare quando creiamo scompiglio, ci divertiamo un pochino troppo con le rispettive conseguenze o creiamo una situazione un po’ fuori controllo.
A BUEN ENTENDEDOR, POCAS PALABRAS BASTAN
A BUEN ENTENDEDOR, POCAS PALABRAS BASTAN
Quest’espressione, che letteralmente significa “a buon intenditore bastano poche parole”, si utilizza per indicare che se qualcuno vuole capire e ha le capacità per farlo, capisce anche se utilizziamo poche parole. È una frase che a me piace particolarmente, credo nel potere della sintesi, e spesso bastano effettivamente poche parole per far arrivare il nostro messaggio senza fare tanti giri. Le sue origini le troviamo, da una parte, nell’espressione in latino “Intelligenti pauca” (a chi capisce (basta) poco) e dall’altra nell’antica Roma, quando il commediografo romano Tito Maccio Plauto disse in una delle sue massime “dictum sapienti sat est” ovvero “per il savio basta una parola”. C’è anche un’altra storia legata a quest’espressione. Si dice che il cardinale Mazarino, diplomatico e politico francese, concesse un’udienza a un mendicante dicendogli che però doveva esprimere in solo due parole i suoi problemi. Il mendicante comprese immediatamente e disse “fame, freddo”, al che il cardinale disse al suo segretario “cibo, vestiti”. Il cardinale poi, si riferì a questo incontro dicendo “a buon intenditore, poche parole”.
SALIR DE MÁLAGA PARA ENTRAR (O CAER) EN MALAGÓN
Quest’espressione, che letteralmente significa “Uscire da Malaga per entrare a Malagón”, si usa per indicare quando si esce da una situazione difficile per andare incontro a una ancora peggio.
Malaga e Malagón sono due città spagnole distanti 400 km una dall’altra, la prima è un grande centro urbano affacciato sulla costa e la seconda un paese un po’ più rurale dell’entroterra.
Ma come mai per indicare situazioni difficili si scelgono queste città? Bene, la teoria più diffusa è che si tratti di una semplice scelta lessicale perché “mala” in spagnolo significa cattiva e le parole che finiscono in “ón” sono superlativi. Da qui che si esca da MALAga per entrare a MalagÓN. Anche se c’è chi sostiene che tanti secoli fa Malaga fosse una città colpita da malattie e povertà, in cui era difficile vivere, mentre Malagón fosse famosa per la storia dei soldati di Fernando III che, nel 1236, si dovettero fermare nel paesino per il maltempo e avendo tanta fame cominciarono a rubare in giro. Ma questa versione non ha molto fondamento, è solo una supposizione storica di chi non si capacita del fatto che la scelta sia solo lessicale.
BAILAR CON LA MÁS FEA
Quest’espressione che letteralmente significa “BALLARE CON LA RAGAZZA PIÙ BRUTTA” si usa per indicare quando ci tocca affrontare le situazioni più difficili, o risolvere i problemi più complicati.
Le sue origini le troviamo in quell’antica usanza per la quale gli uomini dovevano invitare a ballare le ragazze nei balli di società. Così i primi invitavano le ragazze più belle e gli ultimi dovevano “accontentarsi” delle meno aggraziate.
E in questo modo la frase cominciò a usarsi anche fuori da quell’ambito, appunto per indicare che si ha avuto la peggio, e che dobbiamo affrontare i lavori più brutti, quelli che nessuno vuole sbrigare o che ci hanno cacciato nella situazione più complicata, quella di cui sono scappati gli altri.
RIZAR EL RIZO
L’espressione di oggi riflette un’abitudine che spesso abbiamo, ed è quell’arte di complicare le cose un po’ di più. Questa frase, letteralmente, significa “ARRICCIARE IL RICCIO”, quindi far diventare ancora più contorto qualcosa che già lo era di per sé.
Le sue origini le troviamo nell’aeronautica acrobatica. Spesso, quando guardiamo i giri a spirale che fanno i piloti, pensiamo di non poterci più sorprendere, che più complicato di così non sarà…e invece ecco che l’aereo gira di nuovo e di nuovo e fa girare anche la nostra testa con dei movimenti che credevamo impossibili. In Spagnolo, nel mondo dell’aeronautica, questo si chiama “rizar el rizo”.
Così quest’espressione è passata anche al linguaggio quotidiano per indicare una situazione che si complica ancora di più di quel che già era.
DORMIR LA MONA
Questa frase che letteralmente significa “addormentare la scimmia” si usa per definire quel momento in cui una persona dorme profondamente dopo essersi ubriacata.
Le sue origini le troviamo nel XVI secolo, in cui si usava anche in altre frasi il termine scimmia sempre rapportato all’ubriachezza, quindi si diceva che l’ubriaco malinconico era “una scimmia triste” oppure che l’ubriaco allegro era “una scimmia felice”. L’uso del termine “scimmia” per designare qualcuno ubriaco è dovuto al fatto che a quei tempi era diventata un’usanza molto diffusa far ubriacare le scimmie nelle feste per vedere l’effetto che l’alcol provocava in questi poveri animali costretti a bere. Si dice anche che questa pratica era molto comune anche nelle navi in cui trasportavano le scimmie dall’Africa a Europa e America.
Così, ancora oggi quando qualcuno si fa un bel sonnellino dopo una serata con un po’ troppo alcol, si dice che “está durmiendo la mona”.
SER COMO EL PERRO DEL HORTELANO, QUE NI COME NI DEJA COMER
Questa frase che letteralmente significa “essere come il cane dell’ortolano, che non mangia né lascia mangiare” si usa per riferirsi a quelle persone che non fanno una cosa ma non lasciano neanche che la facciano gli altri.
È una frase molto usata e presente anche nella letteratura e nel cinema spagnolo. Ha dato titolo alla famosa commedia teatrale di Lope de Vega “El perro del hortelano” del 1618 e anche a un film di Pilar Miró vincitore di 7 premi Goya (i premi David degli spagnoli, per intenderci). Le sue origini sono molto naturali, il cane che custodisce l’orto del suo padrone non mangia le sue verdure ma non le lascia mangiare neanche agli altri facendo sempre la guardia.
Nella commedia come nel film, ispirato proprio all’opera di Lope de Vega, una contessa distrugge il rapporto fra due amanti ingelosita perché innamorata di lui, ma poi decide di non sposarlo e dare ascolto ad altri pretendenti. Così tutt’oggi si usa questa frase anche quando gli innamorati sono un po’ indecisi e non sanno che strada prendere.

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