CAT TOOL: il re, il performante e il basico.

CAT tool: cosa sono e, soprattutto, perché non hanno a che fare con i gatti?!?

Si sa, ultimamente l’immagine del traduttore, che magari lavora da casa, circondato e accompagnato dai suoi animali domestici, è quella che va per la maggiore. Non è il mio caso, ma dalla mia parte ho la compagnia di CAT di altro tipo!

Sto parlando dei CAT tool, ovvero degli strumenti che ormai ritengo imprescindibili per qualsiasi traduttore tecnico che voglia affrontare in modo professionale e al passo coi tempi il suo lavoro.
Per chi (ancora) non lo sapesse, i CAT sono dei software, che assistono e agevolano il traduttore. CAT è appunto l’acronimo di Computer Assisted Translation. Il primo nato in questo settore risale addirittura agli anni Ottanta, con IBM. Poi, la tecnologia e gli studi hanno permesso la nascita dei software più disparati, differenziati per ogni tipologia di testo e di formato. Per avere un’idea sommaria, può bastarti visitare la pagina di Wikipedia dedicata alla comparison of computer-assisted translation tools.

cat tool - computer assisted translation - miranda traduzioni
La vita quotidiana di qualche traduttore... perennemente osservato!

Quali sono i principali CAT tools?

Ho già dedicato un articolo alla differenza tra traduzione automatica e traduzione assistita (se l’hai perso, puoi leggerlo qui: Traduttori, Traduzione Automatica e Assistita). Nell’articolo di oggi ti parlerò invece della mia esperienza ormai più che decennale con i CAT tool e ti indicherò le differenze, spiegando come mai nel titolo li definisco il re, il performante e il basico. 

Ci sono anche molti altri CAT tool che mi è capitato di dover utilizzare negli anni, ma questi tre sono quelli che ritengo più completi per le mie esigenze e occasioni d’uso. Per esempio, Catalyst e Passolo sono specifici per la traduzione di software e li trovo molto utili perché permettono di visualizzare le anteprime dei programmi già durante la traduzione degli eseguibili, diversamente dagli altri software.

In ogni caso, per vedere la lista completa dei software che uso con più frequenza, puoi anche consultare il mio curriculum relativamente alle Competenze informatiche.

Non mi dilungherò, in questo articolo, sulla necessità o meno di avere e utilizzare i CAT tool. Ti basti sapere, come ti ho già detto, che ormai sono gli unici strumenti che permettono di gestire e tradurre correttamente determinati tipi di file (xml, HTML, indd) e che hanno un’utilità senza pari per creazioni di glossari e consultazioni delle translation memory. Per cui, li ritengo indispensabili. 

SDL Trados Studio, ovvero il re dei CAT tool.

A livello di diffusione e utilizzazione, SDL Trados Studio è sicuramente il software più usato dai traduttori. Molto probabilmente, questo dipende anche dal fatto che è il più popolare anche tra le varie agenzie di traduzioni.
Per il suo successo globale, ma anche per tutte le caratteristiche che lo contraddistinguono, nella mia mente lui è il re dei CAT tool.
Si tratta, in un certo senso, del capostipite di questo genere di software, ovvero il primo ad avere successo. Fin da subito, si è presentato come un programma molto completo, che gestiva molto bene tutti i file, in modo fluido ed efficace. Nella mia opinione di traduttrice “nerd” e smanettona è quello che mi permette di lavorare meglio sui vari formati di partenza, i sui tag, e ordina e presenta il testo in modo migliore.

Dal punto di vista dell’utilizzo da parte del traduttore freelance, è un po’ più complesso degli altri. Per esempio, tutti i traduttori sanno che i testi forniti dai clienti a volte presentano periodi “spezzati” che è necessario dover riunire per tradurre la frase completa.  In Studio, se c’è un paragrafo separato da a capo e il traduttore vuole riunirlo in uno, deve entrare nel menu principale, autorizzare la modifica dei segmenti source, autorizzare la separazione e la riunione dei segmenti nel sottomenu, salvare, chiudere e riaprire la traduzione in corso.
Una modalità sicuramente un po’ macchinosa di fare qualcosa di molto semplice e soprattutto, di uso quotidiano.

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MemoQ, ovvero il CAT performante.

Il secondo dei software di traduzione che voglio passare in rassegna oggi è MemoQ.
Lo definisco il performante perché è sicuramente quello con l’interfaccia più intuitiva e completa, che permette di fare ogni azione nel minor tempo e con la maggiore efficacia. Si tratta quindi di una tipologia di software meno complicata, rispetto a Studio. Inoltre, ha quasi le stesse funzioni sia in cloud che in locale ed è più facilmente personalizzabile a seconda delle varie esigenze d’uso dei singoli traduttori. Per tornare all’esempio precedente, i segmenti possono essere uniti con un semplice click, senza intervenire nei pannelli di controllo. 

Per finire, include anche dei filtri, che gli altri software non hanno, per poter visualizzare determinati testi precedentemente tradotti, con una serie di criteri molto comodi e di semplice comprensione.

Memsource, ovvero il CAT basico.

Con la definizione “basico”, non intendo dire che non sia utile, anzi. Memsource è l’ultimo software che passiamo in rassegna oggi. Ma, per qualsiasi altra informazione, o se vuoi avere un mio parere su qualche CAT che conosco ma che non ho nominato, non esitare a contattarmi.

Rispetto agli altri software di traduzione, lavora principalmente in cloud per le agenzie. Per questo, i freelance lo usano quando ricevono un lavoro su commissione. A quel punto, scaricano l’editor di testo e si collegano direttamente alla translation memory fornita dall’agenzia. Tra tutti i cat tool, lo definisco basico perché è quello che ha meno possibilità di personalizzazione. Anche la funzione di quality assurance, per esempio, è appannaggio dell’agenzia e non del traduttore. Se il traduttore ha bisogno di qualche funzione speciale nel controllo finale che dovrebbe aggiungere perché sa che è necessaria nella propria lingua, non ha l’autonomia per farlo. Solo l’admin dell’azienda può fare queste modifiche e quindi, il freelance dipende completamente dalle impostazioni iniziali impartite da chi gli commissiona il lavoro.

Sicuramente si tratta di un software veloce e molto semplice da imparare, ha pochissimi comandi ed è molto immediato. Per contro, ha un margine di personalizzazione pressoché inesistente. Inoltre, non gestisce le regular expression, che permettono di creare segmentazioni o regole personalizzate, utilissime per eliminare fin da subito gli errori frequenti che il quality assurance non riesce a controllare.

Un bug che ho riscontrato personalmente in questo software è che, revisionando un segmento e sostituendo una traduzione già svolta, non è possibile aggiornare contemporaneamente tutti i segmenti identici. 
Infatti, Memsource duplica i due testi, lasciando nella translation memory anche quello precedente. 

Una cosa positiva e unica nel suo genere è che non solo si può sempre essere collegati alla memoria, ma si possono far ricerche in tempo reale su come un determinato testo sia stato già tradotto dai traduttori di altre lingue. Per me, per esempio, verificare la traduzione già effettuata in inglese, portoghese o francese, a volte è risolutivo. 

Infine, per quanto riguarda la segmentazione dei testi, anche questo programma è molto più facile e intuitivo rispetto a Studio.

Ecco le virtù di Memsource: leggero, veloce, semplice. Purtroppo, sotto qualche punto di vista, questi sono anche i suoi limiti. 

Alcuni parametri di confronto

Spero che questo mio excursus sui vari CAT tool che utilizzo più spesso ti sia stato utile. Per completarlo, vorrei darti alcune indicazioni in più su dei criteri che potrebbero guidare la tua scelta: prezzo, gestione dei formati e dei file proprietari

Per quanto riguarda il prezzo, SDL Trados Studio è sicuramente il più costoso. 

Nell’ambito della gestione dei file proprietari, Studio permette di gestire solo i file creati con varie versioni di Studio e programmi proprietari SDL (per maggiori informazioni leggi le FAQ presenti nel loro sito).

Memoq, invece, permette di gestire i suoi file, quelli di Studio, Memsource e Transit. Si tratta sicuramente di un software più “aperto”, rispetto agli altri. Inoltre, il traduttore ha la possibilità di ottenere dall’agenzia una licenza provvisoria per singolo progetto, una specie di “noleggio a breve termine” che permette di evitare l’acquisto del programma. 

Per quanto riguarda, infine, la gestione dei formati, ormai quasi tutti i CAT tool riescono a gestire quelli più usati, dai documenti semplici di testo ai più complessi PDF. Ti consiglio di usare i periodi di prova (tutti i software ne offrono), per approfondire i tipi di formato che abitualmente ti trovi a gestire.
Per esempio, traducendo un file in PDF di cui non è possibile disporre del sorgente, trovo che Studio rispetti meglio la formattazione, inserisca più correttamente i tag al posto giusto e renda un file tradotto più pulito e lineare. Per contro, MemoQ  restituisce in genere un’impaginazione meno lineare e rende i documenti più pesanti e più difficilmente gestibili.

Se questo articolo ti è piaciuto, puoi condividerlo, anche tramite i social, o contattarmi per saperne di più. Se invece vuoi parlarmi del tuo progetto di traduzione, puoi farlo con l’apposito modulo di contatto oppure chiamandomi al numero +39 346 803 54 70. 

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